Fiaba 91 – Il sole e la luna sulla fronte (O kunto mes tris aderfé)

Raccontata da Lucia a Calimera, dal 13 agosto al 19 settembre 1885, e raccolta da V. D. PALUMBO.
Corrispondente al tipo 707 dell’indice AARNE-THOMPSON, questa fiaba appare diffusa universalmente. Molto presente anche in Italia, come testimonia I. CALVINO, che ne riporta una versione di Firenze nel racconto L’Uccel bel-verde (87).

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 Fiaba 94 – Il principe che si finse scemo (O kunto mi’ mamma Palumba Bianca)

Raccontata da Angeleddha Galignano a Corigliano, il 27 maggio 1886, e raccolta da V. D. PALUMBO.
Fiaba composita, che appartiene fondamentalmente al tipo 314 dell’indice AARNE-THOMPSON, almeno per la seconda parte (dalla partenza col cavallo fatato in poi), ma con riferimenti anche ai tipi 532 e 841 (quest’ultimo, per il particolare del pane pieno d’oro).

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Fiaba 95 – Tradimento puniro (O kunto mon an Bito)

Raccontata da Salvatora Sava a Calimera, il 25 gennaio 1886, e raccolta da V. D. PALUMBO.
Riferendo uno studio di BOLTE e POLIVKA, LO NIGRO nota, a margine di un racconto siciliano molto simile al nostro (p. 244), che la storia “della moglie infedele che prega Dio di far diventare cieco il proprio marito (tipo 1380 dell’indice AARNE-THOMPSON) è già attestato in un libro indiano di argomento religioso dello scorcio del sec. XII ed appare per la prima volta in Europa con una novella italiana in versi di Simone PRUDENZANI da Orvieto”.

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Fiaba 96 – Aneddoti di Esopo (O kunto mo’ Sopo)

Raccontata da Gaetana Parma a Calimera, l’11 ottobre 1885, e raccolta da V. D. PALUMBO.
Sorprendente e interessante racconto riferito ad un personaggio semileggendario dell’antica Grecia. Descritto da PLUTARCO come brutto, gobbo e balbuziente, ma dotato di spirito ingegnoso e sottile, tanto da ottenere l’affrancamento dalla schiavitù, Esopo sarebbe vissuto nel VI sec. a. C. e sarebbe stato protagonista di avventurose vicende.

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Fiaba 97 – La lettera da recapitare (O kunto min appidea)

Raccontata da Abbondanza a Calimera, dal 2 al 3 settembre 1885, e raccolta da V. D. PALUMBO.
Di questo racconto, a metà strada tra la fiaba e l’allegoria religiosa, ho trovato due esempi: uno di Ostuni (LA SORSA, Vol. III, Serie VIII, 1) e uno di Catanzaro (riportato da CALVINO, 138). Entrambi hanno in comune con il nostro l’interpretazione religiosa e moralistica dei diversi particolari della storia.

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Fiaba 98 – Un bambino dall’alito cattivo (O kunto mon afimo vromerò)

Senza titolo nel manoscritto e appartenente a un gruppo di testi scritti con grafia incerta e infantile, evidentemente di persona appena alfabetizzata.
Motivi fiabeschi molto comuni (maltrattamento della moglie per il figlio che non arriva, bambino di stracci) vengono qui utilizzati per costruire una storiella scherzosa e un po’ scurrile. E alla fine il marito credulone è sistemato.

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Fiaba 99 – Colombi testimoni (O kunto mo’ servo)

Senza titolo nel manoscritto e appartenente a un gruppo di testi scritti con grafia incerta e infantile, evidentemente di persona appena alfabetizzata.
Per la religiosità popolare sembra non vi sia remissione; anche a pentirsi, la condanna arriva inesorabile; né si può sfuggire all’occhio ineludibile della coscienza, qui rappresentata dagli innocui e semplici colombi.

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